Stroppa e la teoria sui migranti: non basta un robot a chiudere il buco di manodopera

    Maickol Bonardi9 min di lettura

    Braccio robotico industriale spento in un'officina, con una cassetta degli attrezzi aperta in primo piano in attesa del manutentore

    Andrea Stroppa, il collaboratore italiano di Elon Musk, ha detto che il futuro del lavoro in Italia sono i robot, non nuovi ingressi di lavoratori stranieri. Chi, come me, installa automazioni e intelligenza artificiale nelle PMI tra Brescia e Bergamo vede una realtà più complicata. Ecco perché.

    Cosa ha detto Stroppa, e perché se ne parla ovunque

    Pochi giorni fa, alla festa del quotidiano Il Tempo, Andrea Stroppa ha messo insieme due dei temi più accesi del momento: immigrazione e intelligenza artificiale. Il suo ragionamento è questo: l'idea che servano lavoratori stranieri per reggere l'economia italiana sarebbe superata, perché altrove i lavori che nessuno vuole più fare li svolgono già le macchine. Sul piano dei conti pubblici, secondo lui un immigrato con un salario basso paga quasi zero Irpef ma usa scuola e sanità, e questo non sarebbe più sostenibile. La sintesi è in una frase che ha fatto il giro dei social: «La direzione sono i robot».

    Voglio essere chiaro su un punto. Quanti ingressi debba programmare l'Italia è una scelta politica, e su questo non scrivo. Scrivo invece di una cosa che vedo nel mio lavoro: cosa possono fare davvero, oggi, robot e intelligenza artificiale dentro un'azienda. La teoria sui migranti rilanciata da Stroppa contiene un'affermazione tecnologica precisa, cioè che le macchine siano pronte a sostituire quel lavoro. Quella si può verificare con i numeri.

    Dove lavorano davvero le persone previste dal decreto flussi

    Partiamo da cosa prevede oggi la legge. Il decreto flussi pubblicato a ottobre 2025 autorizza 497.550 ingressi nel triennio 2026-2028, il 6% in più rispetto al triennio precedente. Il dettaglio che quasi nessuno ha citato in questi giorni è la ripartizione: 267.000 posti riguardano il lavoro stagionale in agricoltura e turismo, mentre il lavoro subordinato non stagionale e autonomo ne conta 230.550. In più, fino al 2028 resta attivo un canale fuori quota per 10.000 lavoratori l'anno nell'assistenza ad anziani over 80 e persone con disabilità.

    Quindi più della metà degli ingressi programmati riguarda la raccolta nei campi, le camere d'albergo e le cucine dei ristoranti in alta stagione, a cui si aggiunge l'assistenza a domicilio dei grandi anziani. Sono esattamente i lavori in cui la robotica è più lontana dall'essere una soluzione praticabile per una piccola impresa. Raccogliere frutta delicata su un terreno irregolare, rifare una camera d'hotel diversa ogni giorno, aiutare una persona di novant'anni ad alzarsi dal letto: non esiste oggi un robot che un agriturismo della Franciacorta o una famiglia bergamasca possano comprare e usare al posto di una persona.

    L'Italia e i robot: meno indietro di quanto si pensi

    Detto questo, Stroppa tocca un punto giusto: dobbiamo automatizzare di più. E qui i dati sorprendono chi pensa che l'Italia sia un paese arretrato.

    Secondo l'ultimo rapporto World Robotics della Federazione internazionale di robotica, l'Italia ha 237 robot ogni 10.000 addetti nella manifattura ed è nella top 20 mondiale, mentre la Corea del Sud guida la classifica con 1.220. Nel 2024 in Italia sono stati installati 8.783 robot industriali: siamo il secondo mercato europeo dopo la Germania, anche se con un calo del 16% rispetto all'anno precedente.

    Il problema è un altro: la densità robotica italiana è trainata dalle grandi imprese, mentre nelle PMI la diffusione resta molto più bassa. È la stessa distanza che vedo nel digitale. Le grandi aziende hanno uffici tecnici, budget e integratori di fiducia. Il titolare di un'officina da venti dipendenti ha una scrivania piena di urgenze e poco tempo per valutare un investimento da decine di migliaia di euro.

    Il paradosso bresciano: il robot ha bisogno di un manutentore

    Questo è il punto che secondo me manca in quasi tutta la copertura, ed è un problema molto concreto per le aziende del nostro territorio.

    Un robot non si installa da solo, non si programma da solo e soprattutto non si ripara da solo. Servono meccatronici, manutentori, tecnici che sappiano metterci le mani. Ed è proprio questa la figura che nelle nostre province manca di più: nel Bresciano le imprese non trovano l'85,9% dei meccanici artigianali, montatori, riparatori e manutentori di macchine che potrebbero assumere, e nella Bergamasca la quota sale all'86,1%.

    I dati dell'estate 2026 confermano il quadro. A Brescia la difficoltà di reperimento arriva al 71,3% per i profili tecnici e i diplomati in meccatronica sono introvabili nel 66,2% dei casi. Nello stesso report, il 32% delle opportunità di lavoro di giugno era rivolto a lavoratori stranieri.

    Il paradosso quindi è questo: per sostituire lavoro con macchine servono proprio le persone che oggi non riusciamo a trovare. L'automazione non elimina il bisogno di persone. Lo sposta verso profili più qualificati, che in questo momento scarseggiano ancora di più di quelli che si vorrebbero sostituire.

    I paesi più robotizzati non hanno scelto tra robot e persone

    C'è anche un confronto internazionale che aiuta a ridimensionare la contrapposizione. La Germania ha 449 robot ogni 10.000 addetti, quasi il doppio dell'Italia, eppure negli ultimi anni ha riformato più volte le proprie regole per attrarre lavoratori qualificati dall'estero.

    La Corea del Sud, il paese più automatizzato al mondo, è un caso ancora più istruttivo. Nel 2024 ha portato le quote per lavoratori stranieri non specializzati al massimo storico di 165.000, per poi ridurle a 130.000 nel 2025 e a 80.000 nel 2026 a causa del rallentamento economico. Eppure a luglio 2026 i lavoratori stranieri presenti con quel programma hanno toccato il record di 287.424, e quattro su cinque lavorano proprio nella manifattura, cioè nel settore più robotizzato del paese più robotizzato del mondo.

    Non lo dico per sostenere una tesi sull'immigrazione. Lo dico perché i paesi che hanno investito di più in robotica non hanno trattato le macchine come un'alternativa alle persone: le hanno usate insieme alle persone, per produrre di più con una forza lavoro che invecchia.

    Il nodo fiscale: due numeri veri che dicono cose diverse

    L'altro argomento di Stroppa riguarda i conti pubblici, ed è qui che le fonti sembrano contraddirsi. In realtà raccontano due facce della stessa medaglia.

    Da una parte, l'affermazione sull'Irpef trova riscontro nei dati: secondo la Fondazione Leone Moressa, gli immigrati versano solo il 2,3% dell'Irpef totale, perché lavorano soprattutto in mansioni a basso reddito. Dall'altra, lo stesso rapporto calcola per il 2023 un saldo fiscale positivo di 1,2 miliardi di euro, perché gli immigrati pesano solo per il 3,5% sulla spesa pubblica grazie a un'età media più bassa.

    Quel saldo è una fotografia annuale. Non include, per esempio, le pensioni che queste persone riceveranno tra vent'anni, ed è su questo che si concentra chi lo contesta. Il punto però è che "pagano poca Irpef" e "costano più di quanto versano" sono due affermazioni diverse, e nel dibattito di questi giorni vengono spesso confuse.

    Dove l'intelligenza artificiale aiuta davvero, oggi

    Se c'è un messaggio di Stroppa che condivido, è che l'intelligenza artificiale può far ripartire la produttività di un paese fermo da troppo tempo. Solo che nel mio lavoro non vedo robot umanoidi al posto degli stagionali. Vedo ore di lavoro d'ufficio che si possono liberare subito.

    Nelle PMI di Brescia e Bergamo il potenziale più concreto oggi sta nelle attività ripetitive e amministrative: preventivi scritti a mano, report compilati copiando dati da un gestionale all'altro, email di sollecito, documentazione tecnica, riassunti di riunioni. Qui l'intelligenza artificiale e le automazioni costano poco, si installano in settimane e non richiedono un manutentore in reparto. Ne ho scritto a proposito di come integrare n8n con il MES per portare i dati di produzione alle persone giuste senza passaggi manuali.

    Le ore liberate in ufficio non sostituiscono il manutentore che manca in officina. Però possono dare al responsabile tecnico il tempo per formarne uno, o per seguire il progetto di automazione che rimanda da due anni. E un'azienda che usa bene questi strumenti deve anche saperli governare, un tema che ho affrontato parlando di come governare l'intelligenza artificiale in una PMI.

    Cosa porto a casa da questo dibattito

    La teoria di Stroppa ha il merito di dire ad alta voce una cosa vera: l'Italia deve automatizzare di più, e le PMI sono rimaste indietro rispetto alle grandi aziende. Ma l'idea che i robot possano prendere a breve il posto delle persone nei lavori che oggi non troviamo non regge alla prova dei numeri. La maggior parte degli ingressi programmati riguarda lavori che le macchine non sanno ancora fare, e nelle fabbriche la figura che manca di più è proprio quella che serve per far funzionare le macchine.

    Per un imprenditore bresciano o bergamasco, la domanda utile quindi non è "robot o persone". È un'altra: quali attività della mia azienda posso automatizzare quest'anno, e chi in azienda saprà gestire quelle automazioni?

    Il mio consiglio pratico è di partire da tre passi:

    1. Mappa le attività ripetitive, a partire dall'ufficio, dove il ritorno è più rapido.
    2. Sfrutta l'iperammortamento se stai valutando macchinari o software per la produzione.
    3. Metti in budget la formazione di chi dovrà gestire le nuove tecnologie. Senza quella persona, anche l'investimento migliore resta fermo.

    Se vuoi partire dalla formazione del tuo team, il corso di intelligenza artificiale in presenza è pensato proprio per questo. Se invece hai un progetto di automazione da valutare, scrivici.

    E tu, nella tua azienda, il problema oggi è trovare chi faccia il lavoro o trovare chi sappia far funzionare le macchine che dovrebbero farlo?

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    Maickol Bonardi

    Maickol Bonardi

    Fondatore di Growverse Agency

    Aiuta le PMI di Brescia e Bergamo a usare l'intelligenza artificiale con soluzioni su misura, automazioni e formazione in azienda.

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